Tailor-made mixology a regola d’arte di Flavio Angiolillo

Il locale più piccolo del mondo. Il primo speakeasy a Milano. Uno dei migliori mixology bar sui Navigli. Menù stampati su etichette di vinili da 45 giri. Un giro culinario nel mondo in nove anni partendo dall’Italia.

Il comune denominatore dietro a tutte queste geniali idee è la mente creativa di Flavio Angiolillo. Insieme al suo amico e socio Marco Russo, dal 2011 riesce a stare sempre un passo avanti per regalare agli appassionati del buon bere a Milano (e non solo), esperienze tailor-made uniche ed eseguite a regola d’arte.

Il primo locale inaugurato è stato il MAG Cafè, che qualsiasi cocktail connoisseur sul territorio milanese non può non conoscere. Un ambiente intimo e dalle luci soffuse che si contraddistingue per eleganza e sofisticatezza dove si respira un’atmosfera parigina d’inizio Novecento. Un’incredibile attenzione per i dettagli e soprattutto per il cliente al quale i bartender si dedicano completamente anche nei momenti di ressa.

 

Mag Cafè: uno dei primi mixology bar sui Navigli, Milano


Poco più avanti sul Naviglio si trova BackDoor43. Una maschera di ‘V per Vendetta’ accoglie i clienti e consegna loro le chiavi per aprire la porta del secret bar. Si viene avvolti da un’atmosfera esclusiva e surreale durante la quale per due ore si entra in un mondo parallelo. Il locale, per non più di tre persone in quattro metri quadrati, rappresenta il non plus ultra dell’esperienza ad hoc. Qui è l’ospite a scegliere la luminosità del locale e la musica. I cocktail cambiano ogni mese e la selezione di whisky è infinita. Attraverso una minuscola finestrella è possibile anche l’asporto.

 

Uno scatto dell’interno del bar più piccolo del mondo: BackDoor43


Un luogo magico dove il tempo si è fermato. Cristallizzato. Da fuori il 1930 sembra un anonimo bar, ma una volta varcata la soglia l’emozione è sempre come se fosse la prima volta che ci si entra. Come viaggiare attraverso una macchina del tempo, dove realtà e illusione sono separati soltanto da alcuni scalini di legno e una procedura segreta. Ti rendi conto di vivere negli anni del Proibizionismo, attraverso oggetti, musica e le mise dei bartender che ipnoticamente attirano la curiosità di chi osserva come un magnete mentre si cimentano nella preparazione di specialissimi e squisiti cocktail.

 

Scorcio interno del 1930: un salto indietro ai tempi del Proibizionismo


Se mentre leggete di tutti questi assaggi prelibati iniziate a sentire anche un po’ di fame, non temete. Flavio ha pensato anche a questo.
Al Barba l’esperienza si fa contemporary dalla colazione fino al dopo cena. Ottimi piatti di materie prime genuine e cocktail divisi in pre-dinner, long-drink e after dinner che si possono leggere su un vinile-menù. Proprio come a casa di amici, la musica la potete scegliere voi.

 

Barba: Contemporary Food Experience


Recentissima invece l’apertura di Iter: il primo cocktail bar fusion e ristorante di cui di nuovo Flavio si fa pioniere. Un itinerario nel vero senso della parola in cui si ha davvero l’impressione di fare un giro ‘From Italy to the World’. Il viaggio giornaliero inizia alle 8 di mattina fino alle 2 di notte alla scoperta di proposte di food e drink partendo dall’Italia e attraversando via via i paesi del mondo. La vera chicca è che le proposte cambieranno ogni 6 mesi insieme ad alcuni componenti di arredo del locale.

 

Vista interna di Iter: un viaggio culinario nel mondo


È proprio qui che una domenica pomeriggio durante ‘La Domenica della Nonna’ vado a conoscere Flavio che immediatamente mi mette a mio agio. Rimango colpita per la sua spontanea gentilezza e rara umiltà.

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WHY
come e perché ti sei avvicinato al tuo percorso?
Da ragazzino giocavo in una squadra di calcio professionistica ma dovevo guadagnarmi da vivere. Ho iniziato a lavare bicchieri e piatti in un ristorante in Francia, dove ho ricevuto una proposta per diventare apprendista cuoco a 15 anni. Ho lavorato in cucina per due anni, e come sai gli Chef sono tutti matti! Sono poi passato in sala per stare a contatto con la gente e ci sono rimasto per altri due anni. Ho conosciuto persone interessanti come ad esempio Alain Ducasse con cui ho lavorato a Montecarlo. Lui è considerato uno dei migliori Chef al mondo, molti si ispirano a lui. Poi mi sono trasferito a Londra per imparare l’inglese e ho collaborato con Gordon Ramsay, ma il clima di Londra non mi piaceva, sempre grigio. Decisi quindi di partire per i Caraibi per un anno e lì ho capito che volevo fare il barman. Lo Chef non ha contatto con le persone per cui crea, il cameriere propone un prodotto che non ha creato lui stesso. Il bartender è il giusto compromesso perché vende e serve una cosa sua, combinando così entrambi gli aspetti.

WHO
come ti descriveresti in poche parole?

Mi metto in discussione ogni mattina. Ogni sera penso se la mia giornata è stata fruttuosa, se ho agito bene. Direi anche insaziabile – in qualsiasi cosa che faccio. E creativo.

WHAT
qual’è la tua fonte di ispirazione?
Le persone. Sia in generale sia, e soprattutto, quelle con cui lavoro. Io ascolto le persone perché mi danno un feedback.
Ad esempio guarda Iter com’è fatto: il bancone è largo più di un bancone standard, è comodo ed è all’altezza giusta per mangiare. Le poltrone sono larghe e anche se sono grandi permettono comunque di avere intimità con la persona accanto alla quale sei seduto. Sotto il bancone si può caricare il telefono e ci sono gli appendiabiti. Ma soprattutto essendo cocktail bar, mentre le persone chiacchierano e sorseggiano il loro drink il tempo passa, il ghiaccio si scioglie e il cocktail si annacqua. Per questo motivo ho fatto mettere delle vaschette a scomparsa nel legno che vengono riempite di ghiaccio e mantengono il drink in fresco. Basta ascoltare le persone.

WHERE
dove vai quando hai bisogno di una pausa?

Viaggio. Il vero break è quando vado in Francia perché c’è mia madre, è il luogo dal quale arrivo e lì ci sono i miei migliori amici, che saranno sempre quelli d’infanzia, perché mi trattano come una persona normale … agli italiani piace molto complimentare di continuo mentre con loro ho un rapporto diverso.

WHEN
quando e quali saranno i tuoi prossimi passi?

Piano piano ci stiamo creando tutto: bar, cucina, ristorante, 3 locali. Oggi un locale ha bisogno di avere una copertura social, quindi abbiamo anche videocamere e un fotografo. Il tutto internamente, e stiamo diventando un vero e proprio team. Abbiamo tutti gli elementi.
Ciò che vorrei adesso è creare una cosa che vada da sola in cui la mia figura non è indispensabile perché Io sono uno soltanto e i luoghi da seguire molteplici. Bisogna capire cosa manca e cosa serve.

**WILDCARD
se la tua vita fosse paragonabile a un cocktail quale sceglieresti e perché?

L’Inca. Un cocktail fatto al Savoy di Londra con Vermouth Bianco, Vermouth Rosso e Vermouth Dry, orzata e Orange Bitter. Quindi contiene italianità, francesità e un tocco di Caraibi. Un mix di dolce e bitter come la vita.

 

 

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