Alfredo Chiarappa: attualità contemporanea scossa dall’incerto

Attraverso i suoi scatti fotografici Alfredo Chiarappa racconta scorci di attualità contemporanea che riflettono realtà scosse dall’incertezza. Immagini suggestive che ruggiscono e al contempo riverberano un silenzio assordante.

 


Si dice che i corvi sparirono durante il periodo della guerra in Kosovo; ora ne ripopolano i cieli

 

Il filo conduttore del suo sguardo fotografico richiama l’attenzione sulle giovani generazioni i cui paesi che hanno subìto forti cambiamenti politici. Terre di nessuno caratterizzate da una profonda crisi esistenziale. Per Alfredo non ci sono mezzi migliori per raccontare storie se non attraverso foto e riprese, e la poetica che riesce a catturare lo dimostra.

 


La Torre Eiffel spenta per le vittime dell’attacco terroristico del 13 novembre 2015

 

La miccia di interesse per questo genere si accende nel 2011 documentando come i giovani russi passano le nottate a San Pietroburgo (Crossing Leningrad), per poi ritrarre la frustrazione vissuta dalla vibrante cultura giovanile di un Kosovo corrotto (New Born: Suspension). Dalle commemorazioni delle vittime dell’attentato di Parigi il 13 novembre 2015 (The Day After in Paris), al colpo di stato in Turchia nel 2016 (Turkey After the Coup Attempt). E poi di nuovo le situazioni di disagio vissute da milioni di migranti e rifugiati nel campo greco di Idomeni (Platform Zero).

 

 

Rifugiati in protesta al Camp Idomeni in Grecia

Più di recente i progetti di Alfredo si concentrano oltreoceano. La vincita elettorale di Donald Trump (The Week Trump Won) e il progetto che ritrae un’America divisa tra sostenitori e contrari (Divided States).

 


Un giovane al lavoro nel parcheggio di un centro commerciale in Ohio, dove Trump ha vinto con il +8% dei voti

 


Proteste anti-Trump durante il giorno delle elezioni a New York

 


Scene di strada a Johnstown, Pennsylvania dove il tasso di povertà è al 34%


E poi ancora ‘La Calle Pura’; il filmato reportage che racconta lo sviluppo di Cuba discostandosi dagli stereotipi e mantenendo il divieto del governo di diffondere il Reggaeton come parallelismo. L’atto di narrare un posto attraverso una nuova abitudine.

 


Scorcio notturno di Alamar, dove una volta alla settimana si organizzano block party


Ha collaborato da freelance con testate importanti tra cui Der Spiegel, L’Espresso, La Stampa, D- La Repubblica, Marie Claire e Burn Magazine
Chiacchieriamo via Skype Milano-Melfi prima che parta per New York.

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WHY

come e perché ti sei avvicinato al tuo percorso?   
Seguo questo percorso perché è l’unico in cui mi vedo, non mi saprei vedere altrimenti. Per me è naturale raccontare delle situazioni. Trovo che la scrittura sia complicata perché ho un grande dono della sintesi. Filmare e fotografare sono due modi molto diversi che mi aiutano a costruire racconti. In qualche modo questo mi colloca nella storia umana. Sono sempre stato interessato alla Storia, a studiarla: come e perché certe situazioni accadono e come evolvono. Vivere degli avvenimenti storici e poterli rappresentare a modo mio, attraverso le immagini, mi dà soddisfazione. Esistono sempre etica e trasparenza ma l’obiettività non esiste, ogni visione è soggettiva. Non esistendo mai una verità assoluta è il punto di vista che fa la differenza nelle storie.

WHO
come ti descriveresti in poche parole?
Un nerd totale. Una persona molto precisa e metodica. Sono scientifico nel modo di lavorare e anche molto interessato alle possibilità che la tecnologia offre per raccontare una storia, per questo mi definisco nerd.

WHAT
qual’è la tua fonte di ispirazione?
Molto fa la ricerca e quello che vedo negli altri fotografi, oppure nel cinema, nella pittura o nella strada. Mi ispiro un po’ dovunque. Per me ogni storia ha un colore quindi a seconda della storia che racconto ci saranno dei colori che associo.
A volte una cosa piccola mi fa scattare l’idea; l’ispirazione è lo 0,1% il resto è agire. Mentre lavoro mi devo sempre divertire, questo non significa che le storie che vedo non mi segnano. Se sei partecipe le storie ti scavano dentro e ti lasciano sempre un segno.

WHERE
dove vai quando hai bisogno di una pausa?
Non ho un luogo in particolare, piuttosto una situazione. Mi aiuta molto stare in luoghi dove sparisce il concetto di individualità, che quindi mi spersonalizzano. La massa mi fa sentire in pausa perché mi ispira un sentimento di comunità. Quando sono in Italia, oltre a vedere i miei, ad esempio mi piace andare al bar con gli amici storici a guardare una partita o allo stadio appunto per questo motivo.

WHEN
quando e quali saranno i tuoi prossimi passi?
Continuare a sviluppare il progetto del film ‘La Calle Pura’ e continuare sul progetto iniziato nel 2016 “Divided States” dove inizio a documentare dalla superficie e poi scendo in mini-storie che raccontano una sensazione più grossa. Ho anche un progetto sul mio paese d’origine.

**WILDCARD
se la tua vita fosse un film, quale sarebbe?
This is England

 

 

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